Mostra “Sulla strada” di Gianni Berengo Gardin

Sulla strada
Il passato nelle fotografie, il presente intorno a noi.
Cinque immagini per altrettanti aspetti della società italiana che il tempo ha profondamente mutato. La mostra si compone di cinque grandi fotografie, esposte in esterno su altrettanti cartelloni normalmente usati per le pubblicità.
Il progetto porta “fuori dai musei” la grande fotografia di Gianni Berengo Gardin.
Belle immagini per coloro che le vedono passando per caso e uno spunto di riflessione per chi invece decide di visitare la mostra.
Cinque immagini per mostrare quanto profondamente è cambiata la società negli ultimi decenni. Cinque diversi temi per altrettanti aspetti, nessuna ridondanza di contenuti, nessun confronto fotografico con la società di oggi perché non serve vederla in immagini, la state vivendo.

Il lavoro
Piemonte, provincia di Vercelli, 1978
Il padrone della risaia si fa ritrarre mentre sullo sfondo le mondine lavorano. Tante donne, spesso giovanissime, provenienti anche dal sud Italia lavoravano nelle risaie. Il lavoro consisteva nel rimuovere a mano le piante infestanti, sotto il sole cocente, con i piedi a mollo nell’acqua e con la costante compagnia delle zanzare. Erano per lo più donne sia perché era un lavoro stagionale poco ambito dagli uomini, sia perché la manodopera femminile era meno costosa e quindi preferita dai padroni delle risaie. Questo lavoro oggi è quasi del tutto scomparso, in Italia solo pochi campi biologici fanno ancora uso di “mondine” che sono per lo più uomini provenienti dall’Asia. Forse non tutto è cambiato, ci sono ancora lavoratori pagati meno di altri e molte donne continuano ad avere stipendi più bassi rispetto i colleghi maschi.
Negli ultimi decenni non è solo cambiato il modo di lavorare, in meglio; è cambiato anche il significato stesso di lavoro e il modo con cui è visto e vissuto, in peggio. E’ passato da essere lo strumento principe per il miglioramento delle proprie condizioni di vita e speranza per un futuro migliore ad essere oggi visto come qualcosa che opprime gli individui e li costringe in una gabbia fatta di routine. Non che in passato fosse tutto rose e fiori, la vita dei lavoratori era durissima, però c’era una visione ottimistica del futuro che si è persa quasi del tutto. Le condizioni di lavoro distruggono il corpo, la mancanza di prospettive annienta la mente.

La politica
Calabria, 1966

Dal dopoguerra fino agli anni Ottanta, la politica faceva parte della vita quotidiana di moltissime persone. Non c’era quartiere o piccolo paese che non avesse una sede dei maggiori partiti di allora, il Partito Comunista Italiano e la Democrazia Cristiana. La politica era in strada, era sulla bocca di tutti. L’immagine racconta un Italia rurale, dove il simbolo di un partito dipinto sulla facciata di una povera casa convive con il balcone fiorito di chi la abita.
La politica nel tempo si è rifugiata sempre più dietro la cortina muraria dei palazzi del potere, si è allontanata dalle piazze, ma soprattutto ha abbandonando i discorsi, spesso animati, delle persone comuni. La politica è divenuta qualcosa per addetti ai lavori e pochi appassionati, un tempo invece godeva di tanti attivisti. Come per il lavoro, l’uomo comune non vede prospettive di un futuro migliore, non crede che la politica possa dare risposte concrete ai suoi problemi di ogni giorno, se ne disinteressa e la vive in modo superficiale.

Il gioco
Taranto, 2008
Una fotografia specchio di una gioventù che si diverte con poco, pochissimo, che sembra arrivare da un tempo ancora più lontano da noi. La porta disegnata sul muro potrebbe benissimo essere classificato come un atto di vandalismo, ma in questo scatto sembra quanto di più normale possa esistere. C’è una sorta di noncuranza nei confronti dell’estetica urbana in favore del gioco, della socialità e dell’utilizzo pratico degli spazi comunitari.
Fondamentale per lo sviluppo dei giovani, il gioco ha subito forti mutamenti. Come per la politica c’è stato un progressivo abbandono delle strade in favore di luoghi al chiuso, il gioco individuale viene preferito ai giochi collettivi. Spesso si colpevolizzano i videogiochi, ma non è una mera questione tecnologica, bisogna piuttosto ricercare le radici nella società e quelle che sono le sue priorità.


La religione
Venezia, 1963
L’immagine coglie il gesto di un ambulante che vende le “immaginette” di Papa Paolo VI. Un classico esempio di devozione popolare, oggi quasi scomparsa. Siamo davanti alla chiesa della Madonna della Salute, dove il 21 di novembre si celebra una delle feste popolari più sentite dai veneziani, quella che ricorda la fine di una delle peggiori epidemie di peste vissute dalla città.
Al centro della vita sociale per secoli, la religione sta lentamente scivolando fuori dalle vite delle persone. E’ relegata a rari momenti della vita di alcuni, assente in quella di moltissimi e rientra nel quotidiano solo per pochissimi. Razionalmente cos’è la religione se non una speranza per un futuro migliore? E allora forse l’allontanamento dell’uomo da essa non è solo “merito” del progresso scientifico, è anche “colpa” della mancanza di speranze per il futuro.


La mobilità
Puglia, nei pressi di Troia, 1965
In epoca di transizione dal petrolio all’elettrico questa immagine ci ricorda che non è così lontano il tempo in cui ci si muoveva a bordo di carri trainati da animali. Racconta di vite rurali, di terra e dei suoi prodotti, di viaggi lenti e di un progresso che stenta ad arrivare.
In meno di 200 anni si è passati da una mobilità legata per lo più alla trazione animale ai viaggi spaziali. E’ indubbiamente uno dei settori che ha subito la più rapida crescita. Distanze “accorciate” da veicoli sempre più veloci, paesaggi mutati dalle nuove esigenze, luoghi lontani ed esotici un tempo mete solo per i più temerari avventurieri oggi divenuti a portata di click, si compra il biglietto e un aereo ci porta quasi ovunque nel mondo entro massimo 24 ore.
Le strade, un tempo luogo principe della socialità, del gioco e della politica sono ora solo chilometri da percorrere alla più alta velocità possibile per raggiungere la meta.