Biografia

La fotografia

Nel 1995, all’età di 10 anni, ho ricevuto in regalo la mia prima macchina fotografica, da allora ho sempre scattato fotografie. La mia prima macchina fu una Kodak 35mm per bambini, che era un giocattolo plasticoso, poi passai a fotocamere sempre più sofisticate come la Epson 3100z, nel 2007 ho finalmente potuto acquistare la mia prima reflex, una Nikon D80, a distanza di due anni ho ingrandito i miei orizzonti affiancando la digitale a diverse macchine analogiche e nello stesso periodo del 2009 ho iniziato a sviluppare personalmente i miei rullini bianco e nero in casa. Oggi ho un corredo digitale professionale, una piccola collezione di macchine fotografiche analogiche ma soprattutto parecchia esperienza maturata soprattutto sul campo nelle più disparate situazioni. Oltre che ad interessarmi alla fotografia intesa come risultato finale, l’immagine, mi interesso anche dei “mezzi” con il cui le fotografie vengono e venivano realizzate, sono sempre aggiornato sulle novità con una particolare attenzione per i prodotti della casa giallo nera (Nikon).

Istruzione e passioni

Al termine delle scuole medie inferiori mi era stato consigliato di frequentare un liceo, ma io ero molto bravo a disegnare, mi piaceva l’edilizia e volevo una qualche certezza in più per il mio futuro. Scelsi l’istituto Tecnico per Geometri di Gattinara (VC) in modo che, se non fossi riuscito a laurearmi in qualcosa, avrei comunque fatto un lavoro abbastanza creativo e redditizio in un settore, l’edilizia, che mi è sempre piaciuto.

Durante i 5 anni di istituto tecnico, oltre ad interessarmi alle tecnologie edili soprattutto nel campo del riscaldamento e alla fotografia che da sempre è una mia passione, mi addentrai anche nel mondo dell’informatica partendo dall’uso base di windows fino ad arrivare ad assemblare un computer da zero, imparai ad usare i programmi più svariati: dal CAD a Photoshop passando da Office fino ad animazioni flash, montaggio audio, cd interattivi, fotografie a 360° ed altro ancora.

Al termine delle scuole superiori sapevo che dovevo laurearmi in informatica, e poi aprire un mio negozio perché l’hardware più del software era la mia passione.

Un viaggio importante

Nell’estate del 2004 mi iscrissi al test di ingresso di ing. Informatica, test che per altro superai, e poi partii per Parigi. In quella importante vacanza la prima cosa che andai a vedere non fu la Tour Eiffel, simbolo della città, ma il Centre George Pompidou famosa opera di Renzo Piano e Richard Rogers che avevo studiato all’istituto tecnico per geometri. Rimasi sbalordito, quella costruzione che nulla condivideva con i palazzi parigini se non il luogo, era perfettamente integrata nel contesto, la mostra d’arte contemporanea al suo interno, passiva e superiore alle pesanti critiche dei miei amici, mi trasmetteva sensazioni ed emozioni, ero un bambino nel negozio di caramelle. Parigi già dal primo giorno aveva iniziato a cambiarmi, e col passare del tempo tra il liberty delle fermate della metropolitana, la Tour Eiffel, i palazzi della Défense, il Louvre e le sue piramidi di vetro la percezione del mio futuro cambiò.

Decisi che dovevo diventare Architetto.

Storia recente

Nel 2009 mentre ancora studiavo ho iniziato a lavorare come fotografo, quasi per caso mi sono trovato a fotografare una conferenza internazionale con un contratto di collaborazione occasionale, poi sono seguiti tanti altri lavori saltuari tutti non ricercati ma che per caso o per passaparola sono arrivati a “trovarmi”, ho fatto un bel po’ di gavetta e fotografato di tutto.
Al termine dell’università (2011), il mio sogno da “architetto” era quello di poter progettare e realizzare spazi a misura d’uomo, piacevoli allo sguardo, funzionali, con elevata efficienza energetica e basso impatto ambientale.
Nel tempo mi sono reso conto che quasi tutti i progettisti dimenticano che Architettura è costruire l’habitat per l’uomo e scendono a compromessi in nome del dio denaro, lo stesso esame di stato per l’abilitazione è concettualmente sbagliato, si chiede di progettare in 8 ore da soli un edificio. Io credo che, pur essendo l’esame di stato una simulazione, un futuro architetto debba capire che gli viene chiesto un compromesso inaccettabile, non si può per principio progettare in 8 ore una cosa che influenzerà il territorio e i suoi abitanti per decine o centinaia di anni. Un “architetto” che accetta questo compromesso all’esame di stato è una persona che sicuramente accetterà altri compromessi, si piegherà di fronte a imprenditori senza scrupoli, accetterà di fare progetti orrendi solo perché è più facile dare ragione al committente che fare il proprio lavoro. Il lavoro dell’Architetto alla fine è quello di saper scegliere (materiali, forme, etc), l’architetto deve saper consigliare, l’architetto ha in mano le nostre città e non può sbagliare sapendo di farlo solo per accontentare il cliente, l’architetto deve saper dire NO, se tutti i progettisti sapessero dire no, le nostre città sarebbero più belle e le nostre case sarebbero migliori senza costi aggiuntivi.  
Mi spiace di aver abbandonato l’idea di diventare a tutti gli effetti architetto ma  è un lavoro che non concede molto tempo libero e, viste le richieste dei committenti e le assurde idee delle commissioni comunali per l’edilizia non mi darebbe la giusta gratifica. Non posso sacrificare tutto il mio tempo per una cosa che non mi soddisfa. Più di una persona mi ha detto: “secondo me saresti un ottimo architetto perché hai sempre una risposta pronta per i problemi progettuali” io ho sempre risposto “si, potrei essere un buon progettista ma a casa mia l’architetto è quello che trova soluzioni estetiche e funzionali non quello che mette i retini in autocad o compila moduli per adempiere alla burocrazia, io sono bravo a scegliere i materiali, le tecniche costruttive a pensare cose innovative non a fare il 3d della villetta con gli anacronistici archetti in cemento rivestiti in paramano”. 
Ho quindi deciso di provare a insegnare nelle scuole, sia perché le volte che sono stato dall’altra parte della cattedra mi sono divertito, sia perché insegnando alle future generazioni di geometri, architetti, ingegneri (ma anche agli alti) posso tramandare a molte persone il senso di responsabilità che i tecnici devono avere.
Nel 2013 sono riuscito ad avere qualche ora di docenza in una scuola superiore, ho aperto partita IVA come fotografo libero professionista e iniziato a farmi conoscere sul territorio.
Nel solo primo anno di attività sono inaspettatamente sono passato da avere poco lavoro come fotografo ad averne quasi troppo, i clienti sono aumentati come numero ma soprattutto per importanza. Ho dovuto abbandonare l’isegnamento nelle scuole perché sia il fotografo che il professore sono lavori da svolgere a tempo pieno e non riuscivo più a seguire due lavori così diversi dedicando ad ognuno la giusta quantità di tempo e di energie.
Oggi tra i miei clienti ci sono, giusto per citarne alcuni, realtà del calibro di “Eataly”, “LaStampa” e “The German Marshall Found Of The USA”. Se me lo avessero detto non ci avrei mai creduto perché sono tutto fuorché ottimista, ma l’impegno prima o poi viene ripagato!

Aforismi

Quando si tratta di stabilire quanto in alto puntate “troppo” é l’unica quantità giusta. (R. Bucchino)

L’amore è quando la felicità della persona che ami è più importante della tua. (R. Bucchino)

Solo se non c’è un motivo razionale per essere interessati ad una donna vale la pena interessarsene. (R. Bucchino)

Qualsiasi cosa tu faccia piacerà a qualcuno e non piacerà ad altri. Quindi, siccome non c’è un qualcosa che piace a tutti, fa come ti pare, così tu farai parte di quelli a cui piace quel che fai. (R. Bucchino)

Chiunque vuole sempre di più, ed è proprio questo non accontentarsi mai a distinguere l’uomo dagli animali, ciò ha permesso l’evoluzione della specie e il progresso tecnologico. E’ un bene? è un male? beh, non lo puoi sapere; ma se ci pensi per un attimo ti accorgerai che accontentarsi equivale a rinnegare la propria natura. (R. Bucchino)

Il bello di internet è che ognuno dice la sua ed è spesso in contraddizione con altri e questo stimola chiunque abbia un cervello a sviluppare una propria idea indipendente dalle altre, è l’opposto rispetto l’omologazione di pensiero a cui la tv ci ha abituato. Chi ci rimette in questo sistema è la parte di popolazione che non è in grado di sviluppare un proprio pensiero indipendente, nel gergo “tecnico” queste persone vengono definite “polli” e la tradizione contadina che molti hanno dimenticato ci insegna che il pollo bisogna spennarlo per bene altrimenti risulta indigesto. (R. Bucchino)

Dovete costruire polverosi castelli di sabbia e cemento, quando arriverà la pioggia il castello verrà distrutto dalle goccie e con le macerie potrete ricostruire grazie all’esperienza acquista un castello più bello che una volta solidificato durerà per sempre. (R. Bucchino)

Per fare come gli altri c’è sempre tempo. (M. Antonietti)

Gli ostacoli sono quelle cose spaventose che vedi quando togli gli occhi dalla meta. (H. Ford)

Non pensare di fare arte, solamente falla. Lascia che siano gli a altri a decidere se è bella o brutta, se piace o meno. Mentre loro decidono, tu continua a fare arte. (Andy Warhol)

La tradizione è una bellezza da conservare, non un mazzo di catene per legarci. (Ezra Pound)